martedì 10 agosto 2010

La favola del re




Conosci tu
la favola...del sorriso?
Si dice che..
a volte
improvviso
dalla finestra
e nella
calda notte
appaia lui
e ti baci in viso

"Salve mia cara: son il sorriso
vuoi tu tenermi sul tuo viso?"

Bimba o bimbo che tu sia
questa favola
...
ti porta via
dalle macchie, quelle scure
del tuo giorno
vieta a loro, cattive,
il ritorno.

"Vieni con me, cara mia
ti mostro un mondo
che è follia
amore
o forse magia
fidati di me
fanciulla,
se mi credi
non vado via : )"

-Sorriso, io all'improvviso
non credo più
ho smesso di sperare
pensi forse
che tu possa farmi cambiare?-

"Oh Oh
Certo che sì
tesoro mio,
il tuo problema
eheh..
son proprio io...

Se prendi lo specchio
vedrai..
oh..un viso cupo..guai!!
E' successo
va bene
capisco
quando questo tormento
ti viene
tu stringi i pugni..ahimè..
ma'l petto..freme : ("

-Non capisci tu,
buffo Sorriso
per me ora
non c'è via d'uscita
che me ne faccio
io
di questa vita?-

Di lacrime grondante
bimba abbraccia Sorriso
lui la sostiene,
le asciuga il viso.
"Ahimè...sei scoppiata
vuol dir
che l'energia
non ti ha abbandonata.

Esiste a casa tua
un doppio specchio:
il primo vede,
l'altro
buzzurro
ti sussurra nell'orecchio
e ti dice:"Che emarginata,
nessuno ti vuole
che ti fai tu della tua vita
dopo quella storia tristemente svanita?
Il cielo è grigio
ogni giorno di più
colpa tua signorina
forse il mondo non ci vuole più!"

"Ti fa sentire
brutta e malata
dentro te
ci pensi..
-è finita-
e passi il tempo
a negarti..la vita.

Caro angioletto
hai cercato..lo specchio sbagliato
quello vero..come il cuore..va solo guardato.
Su ciò che è giusto
non c'è nulla da dire
lui infatti è muto
basta guardarlo per capire..."

La bimba..
l'ultima lacrima asciugata,
guardò improvvisa
il primo specchio
vide finalmente se stessa
e Sorriso..più grande..di riflesso..
Com'era bella, com'era vera..
-Oddio, le parole non sono cosa sincera!
Caro Sorriso
come mai son così chiara adesso
non è che è solo perchè tu sei di riflesso?-

"Oh oh oh
cara mia..
hai capito..adesso?
La tua vita non è soltanto questione
di riflesso
ma di guardarsi dentro
con le labbra all'insù
fidati..ora ti sei vista
finalmente
da oggi
sorriderai
anche quando non ci sarò più"

Così detto, Sorriso svanì
e Bimba lo inseguì
alla finestra..
-D'un tratto il cielo è più blu!
Andiamo a vedere, senza sorriso, ciò che resta-

Tornata al primo specchio
l'immagine era la stessa
quella
d'una felice
principessa
il sorriso
infatti
non era riflesso
ma se ne stava

da sempre
ad aspettare
sul suo viso.

-Sorriderò alla vita
oh Sorriso mio
mi guarderò a questo specchio,
per essere felici
basta vedersi parecchio!

Ora ricordo.. sono nata con le labbra all'insù
voglio sorridere
sempre
di più...-

26/11/2008

SONO ARRABBIATA

Come si fa, come si fa a fare del male in questo modo alla persona con cui hai scelto di passare la tua vita … come si fa a continuare a fingere davanti ai propri figli e dire che la situazione gli pesa …. ma porca troia, nella tua vita prenditi la responsabilità di viverla. Non ami più la mamma? Va bene allora vai via e non rompere e non fare finta che non sia successo niente, non fare finta di amare ancora mamma, non fare finta di essere sempre sicuro di quello che fai, smettila di essere quello che non sei, smettila di ferire mamma, non permetterle di starti vicino se pensi di illuderla, smettila di illuderla, smettila di guardarla negli occhi quando le dici che non l’ami più e che pensi alla separazione. Non fare finta che ti importi di me e di mio fratello (non ci hai detto niente, anche se io ho tentato di chiederti qualcosa) non fare finta di volerci bene e non fare finta che presto dipingeremo insieme la mia camera. Smettila di vivere vite parallele quante sono le persone che conosci e smettila di essere egoista da far schifo dopo che una persona ti ha dato tutto di se stessa e che ancora, nonostante tutto, ti ama.

Non è possibile che tu non ti renda conto del male che ci stai facendo, non ti rendi conto della fortuna che hai ad avere una famiglia come la nostra … il solo pensiero che tu possa distruggere tutto questo mi fa piangere. Non riesci a vedere oltre la punta del tuo naso? Tutte le conseguenze di quello che stai facendo? Non c’erano abbastanza ferite nel cuore di mamma? Mi sembra che in vent’anni io abbia capito della vita molto di più di quello che hai fatto tu in 47.

Se davvero andrai via, se davvero vorrai essere così stupido, non aspettarti niente da me.



Tu sei stato un padre distante che sembrava assente anche se c’era nella stanza. Qualche anno fa avevo paura di stare da sola con te in una stanza. Per me è difficile abbracciarti, ho paura di avvicinarmi a te … ti sembra normale? Forse a te sì, visto che sei un eremita … ti piace stare da solo in montagna, passeggiare senza rivolgere la parola a nessuno per giorni? Ti piace?

Cerca di esserne sicuro, perché una volta presa la decisione non si torna indietro … non per me. Mamma forse ti perdonerà perché ti ama ed è ancora pazza di te, ma io NO!! Se te ne vai, io a casa non ti ci voglio più. Stai facendo già troppo male, hai conficcato la tua lama nel nostro cuore e adesso ti stai divertendo a rigirarla, ma un giorno, quando avrai preso la tua decisione, quella lama io la toglierò dal mio cuore e da quello della mamma e mai più nessuno potrà farle del male. Lei si è protetta come ha potuto e contava su di te per proteggerla. Ne aveva bisogno e tu cos’hai fatto?? L’hai mai difesa dai tuoi genitori? L’hai mai fatta sentire importante a parole?

Parole … sai cosa sono? Sai che si usano per comunicare? Sai che tenere tutto dentro non fa male solo a te? Sai che una persona che cerca di aiutarti a tirare fuori per 23 anni è una persona che non si merita che le si rinfacci il fatto di averci provato??? Sai tutto questo papà?

E sai perché ti scrivo tutto questo su un foglio di carta virtuale? Beh ma perché io tutto questo non posso dirtelo, eh no, perché tu non hai parlato con me di quello che sta succedendo, perché secondo te non ci riguarda a me e a mio fratello … in fondo siamo solo i tuoi figli. Cosa centriamo nella famiglia? Noi mica ce ne accorgiamo se tu te ne vai, giusto? E’ forse cosi? E poi devo starmene zitta per mamma, perché tu non volevi che io sapessi tutto quello che dici e che fai alla mamma … quindi per non darti un pretesto per criticare ancora una volta la mamma, devo tacere. Ma per la mamma lo faccio volentieri, anche se come si nota è difficile.

In questo momento penso solo a una cosa: che cazzo hai aspettato a fare? Cosa ti blocca papà dal parlare con le persona con cui hai vissuto metà della tua vita? Perché per te è cosi difficile farci entrare nella tua vita? Nemmeno la mamma sa cosa ti succede … eppure lei ti conosce, no? Dovrebbe … e potrebbe se solo tu glielo permettessi.

E’ colpa tua papà, sai? Sì è tua la colpa, perché di occasioni ne hai avute tante, di domande ne hai avute a milioni, di affetto ne hai avuto più di quello che ti meritavi … per non parlare poi dei sacrifici. (qui ci starebbe una parentesi lunga una vita, tra un’infanzia da schifo, dei genitori come se fossero stati padroni della sua persona e della sua mente e anima, poi lasciare il proprio paese per venire in Italia, terra dei bambocci e dei bigotti, dove ha trovato solo disapprovazione e denigrazione,poi questo) Mio dio quanto ha sacrificato mamma per te? Quante sue caratteristiche ha migliorato per te, per renderti felice? E tu cosa le dici dopo anni e anni? Cos’hai fatto per lei? A cos’hai rinunciato? A fare incidenti in moto … a questo hai rinunciato? A fare la testa di cazzo con gli altri uomini quando sei fuori in compagnia? A fare lo sborone col tuo lavoro?

Cosa ti manca papà? Cosa c’è che davvero non va? Non ami più la mamma ma ci fai l’amore quasi tutti i giorni … ha senso per te? E non dire che è perché comunque ti piace fisicamente … non si può continuare a fare l’amore con una persona che davvero non si ama e non si può dire a questa persona, dopo essere stati appagati che si è sbagliato perché non la si vuole illudere. Sei un codardo se fai cosi, sei una persona che non prende le sue responsabilità.

Avresti dovuto parlarne prima se davvero era il fatto che la mamma cercasse di capirti e di farsi capire che ti dava fastidio. Avresti dovuto darti una mossa … adesso papà non puoi certo criticare tuo figlio se tu sei il primo a non fare quello che tanto predichi. Sei cosi ipocrita? Sei cosi fifone, papà?

A continuare cosi fai solo del male … Sei sicuro di quello che stai dicendo e facendo? Io non riesco a credere che sia davvero cosi che le cose vuoi che vadano.

Non ami più la mamma? Può succedere … è brutto da dire e da pensare, ma è cosi, può succedere. E anche se lo stupore è sempre tantissimo e il dolore ancora di più … potrei arrivare a capirlo. Ma tutto quello che stai rinfacciando alla mamma … centra davvero? Per che cosa non l’ami più papà? E’ davvero il sentimento che è finito o c’è qualcosa o qualcuno che l’ha fatto finire? E quel qualcosa sono davvero sbagli irreparabili di mamma? Non pensi che se avessi parlato prima o forse in modo più chiaro la situazione non sarebbe migliorata? E adesso cosa stai facendo? Parli di separazione alla mamma, però dici che sarebbe più facile rimanere insieme e “come va, va”. Eh no … qua va come tu la fai andare. E non provocare la mamma portandola alla disperazione per dare a lei la responsabilità della decisione. Questa decisione è solo tua perché la situazione sei tu che l’hai creata. Adesso te la sbrogli … è cosi difficile aiutarti papà … non credo che lo farò.

Papà io non so cosa pensare, perché tu non parli con me. Non so cosa farai davvero, ma qualsiasi decisione tu prenda voglio che tu sia sicuro. Sai cosa significa stare con noi e con mamma e hai fatto le prove generali della separazione quando sei andato via in camper qualche giorno … la scelta che farai, per conto mio, sarà per sempre.

Forse ci riavvicineremo un giorno, o meglio forse un giorno lascerai che io ti conosca, ma per adesso, per quello che stai facendo passare a mamma e di riflesso a me e a mio fratello non mi permette di dire cosa riuscirò davvero a fare verso di te.

SONO TRISTE E DEMORALIZZATA


Ally

sabato 7 agosto 2010

Primo post

Ciao a tutti!!

Qualche giorno fa Ales ha avuto la gentilezza di presentarmi a voi e lo ha fatto con delle parole che mi hanno colpita!! A volte è proprio grazie a occasioni particolari, non comuni, che ci si rende conto di quello che si può rappresentare per qualcuno ed io sono commossa!!

Da un altro lato, però, non mi ha colpita affatto il modo, perché come sempre mi piace il suo stile e credo che sia frutto di un bellissimo mix tra talento e cuore. Mi lusinga che dica che abbiamo molto in comune, perché l’ho sempre ammirato per molte sue caratteristiche, prime tra tutte, la sua profondità e la sua capacità di empatia.

Per me è un privilegio poter partecipare a questo piccolo sogno nel cassetto … ti ringrazio Ales!!

In realtà mi sento molto più pivellina di quanto non mi abbia descritta; infatti conto di poter imparare molto da questa esperienza.

Questa, non per niente, è la mia prima esperienza. E’ la prima volta che pubblico qualcosa che ho scritto e la difficoltà sta nel fatto che non scrivo mai per gli altri. Spesso sono cose molto personali e questa caratteristica sarà confermata dal primo post che vorrei pubblicare.

Sono abbastanza convinta che l’importante sia scrivere senza pensare a chi leggerà, tanto per rimanere in linea con quello che ha detto Ales, perché se si scrive per se stessi allora la barriera dell’insicurezza e della debolezza sparisce. Ci si rivolge a noi stessi, si riflette e spesso quello che viene fuori va oltre la prudenza e la diplomazia. Salta fuori quel vortice di sentimenti di cui si è parlato ed io mi lascio travolgere, esagero, sbaglio, torno indietro e avanzo ancora. Scrivo quando ne ho bisogno!!

Questo è un nuovo inizio e mi auguro davvero di poter dimostrare quella piccola parte di supereroe che Ales vede in me e di guadagnarmi le chiavi di Parigino!! Spero di essere all’altezza delle aspettative!

Un saluto a tutti quanti e a presto!

-Ally-

venerdì 6 agosto 2010

Ales ti presento Ally

Oggi è un gran giorno. Proprio in corrispondenza e coerentemente con il mio ultimo post, "Plurale", voglio rendervi partecipi di un mio piccolo sogno nel cassetto che si avvera: da oggi Parigino parlerà doppio, con due labbra diverse. Il melanconico Ales non è più solo, all'avventura della PAROLA si unisce un nuovo autore, anzi autrice.

Cari lettori, vi presento Ally (si pronuncia all'inglese).

Che vi posso dire di lei...mmm..vediamo. Abbiamo molto in comune, abbiamo tanto da dire e tanto desideriamo conoscere, siamo affamati..
Lei non è comune, per niente, a volte spara un sacco di cazzate, la ammiro per il modo in cui le spara. Lei è riflessiva, fa maturare le idee dentro di sè, e poi fioriscono fuori di lei attraverso le parole più adatte, lei è una bomba, che ogni volta è pronta ad esplodere, a crivellare a colpi di verità lo squallido muro dietro al quale la debolezza della gente si nasconde. Lei è un vortice di sentimenti, che le escono così..liberi, senza troppe formalità, ma veri a tal punto da sentirne il pulsare.
Detta così sembra un supereroe, per me un pochino lo è, altrimenti non le avrei mai dato le chiavi di Parigino...
Mi piace molto l'idea di vedere uno stile poetico diverso dal mio in azione... spero piaccia anche a voi..

Un grosso in bocca al lupo alla nostra giovane scrittrice!

-Ales-

domenica 1 agosto 2010

La vita è plurale

Plurale, sono sempre più innamorato di questa parola. Penso, ogni tanto, a quello che c'è fuori da me, fuori dal corpo che mi è stato dato. Siamo nati egoisti, ci è stata data una testa, un sesso ed un corpo proprio, siamo naturalmente indotti a pensare a noi stessi. Poi pian piano la nostra socialità ci spinge all'apertura, corpo e mente attratti da un ciclo di sensi e idee. Poi ancora, il cerchio si apre al nostro paese, al nostro lavoro, al nostro studio e così via... Quando lo spazio si amplia il circuito si complica, il contatto con l'Altro si fa mediato, studiato, deviato, diventa indiretto. Parliamo di quello che parlano gli altri, guardiamo quello che guardano gli altri, abbiamo un televisore e ce lo facciamo bastare, e poi.... LE COLONNE D'ERCOLE. Noi, la famiglia, gli amici, il lavoro, i mezzi di comunicazione di massa e poi il confine italiano, allargato dal racconto standardizzato e mediato che la tv ci impone del resto. Sono questi i confini del nostro egoismo. E, alla fine, del resto non ce ne frega un cazzo. Questo siamo noi, un mosaico a cerchi concentrici e rigidi limiti oltre i quali....il Nulla. SINGOLARE.

Poi una mattina ti svegli e ti alzi dall'altra parte del letto. Naturalmente da quella parte non c'è niente di preparato, ti viene tutto scomodo..ma soprattutto..dove cazzo sono i pantaloni? E' questo il momento chiave, se riesci a resistere a questa piccola differenza, a non cercare subito la solita parte del letto e a fare quel piccolo sforzo per procedere dal lato opposto, quelle colonne d'Ercole non saranno più un limite ma una porta verso l'altro e l'altrove, verso tutto quello che dentro di te non è mai potuto entrare per via di uno standard, di un pregiudizio o dell'ignoranza (in senso buono naturalmente). DISTRARTI DA TE STESSO. L'alieno, il diverso, il lontano fa paura. Hai mai provato a leggere un libro di un autore che non sia italiano, inglese, francese o americano? Hai mai provato a scrivere su google Nepal? Hai mai visto un film di guerra raccontato dagli "antagonisti"? Non è necessario farne una questione politica, non è necessario condurre una polemica: QUI, in questo momento, si sta parlando di te e della forma che assumi entrando in contatto con l'altro. E' come se quei cerchi concentrici improvvisamente diventassero infinite rette che si intersecano fra loro, in punti diversi.
E ti accorgi all'improvviso di esserti innamorato/a di quello che prima era fuori da te. Ora è dentro ed apre autostrate che attraversano il tuo cuore, facendolo esplodere in mille frammenti di amore, di piccole grandi scoperte che una dopo l'altra ti conducono a nuovi, ineffabili scenari. Scopri forme di desiderio che prima neanche potevi ipotizzare. Viaggi nel diverso: le parole dei libri, le immagini dei video, i toni di uno strumento musicale come fulmini a ciel sereno sono nuovi. E da una parola, un titolo, una persona, un suono nasce un desiderio, un'intenzione, una ricerca, una scoperta e poi un viaggio: incontri con miriadi su miriadi di cose sconosciute. Ognuna di esse ti porta su una strada mai percorsa, tra persone mai toccate ed ambienti mai conosciuti o sognati. Il diverso è nuovo. E nel nuovo è nascosto un immenso contenitore di sogni, follie e passioni che scopri ora e saranno presto emozioni. Così una mattina apri gli occhi e sei tu stesso diverso, il tuo io si è espanso, si è intrecciato con l'altro, lo scambio, tutto umano, scorre senza soluzione di continuità. Sei cambiato, il tuo modo di vivere è cambiato, ami di più ed odi di meno, ed i tuoi occhi sono talmente aperti che trovi ovunque ispirazione per un nuovo contatto, una nuova emozione, un nuovo viaggio nella realtà che ti gonfia il cuore a tal punto che desideri soltanto esplodere e fonderti in ogni tuo frammento con il resto del mondo. L'egoismo muore. PLURALE.

Per la seconda volta in questi 3 anni e mezzo di blog voglio citare il monologo finale del film American beauty (Sam Mendes), un capolavoro di pellicola che tanto ha a che vedere con quell'alzarsi dall'altra parte del letto di cui vi ho appena parlato: "....potrei essere piuttosto incazzato per quello che è successo ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppo: il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare.... e poi mi ricordo di rilassarmi.. e smetto di cercare di tenermela stretta.. e dopo scorre attraverso me come pioggia ed io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi, un giorno l'avrete".


giovedì 8 luglio 2010

Silenzio omicida


Clicca play e leggi
qui sotto


Tra
il
fruscio di foglie
tagliuzzate
tra
il
crepitio di vetri
frantumati

frantumati.

PICCOLI piedi
nudi, sudati, impauriti
corrono
disperati
verso..

chi lo sa dove.

Morte.

La vedi la morte?
dietro a quel
cazzo di televisore?

I muscoli del mio
volto,
irrigiditi,
trattengono un pianto.

Sabbia, foglie, vetri
che Non fanno rumore
versi, urla, lacrime
che Non fanno rumore
richieste d'aiuto
tornano indietro
come vento
indifferente.

Le parole, che abbiamo imparato,
sono sporche
di sangue.
Buttate lì,
su quel che passa
su quel che va
lontane dalle verità
le realtà
che uccidono
il mondo.

Braccia che neanche pezzi di legno
direzioni che non si possono neanche ipotizzare
facce che non chiedono altro se non di morire domani
sotto
il
sole
del primo mattino

E noi. Tra le lamentele. Parlare di un solo uomo
dimenticando che il mondo ne ha 6
miliardi.

La forza
delle PAROLE
e
l'ignoranza
delle
persone

io per primo.

Davanti a noi c'è un solo
grande occhio
che si apre
si chiude
a senso comune.
Qualcuno fora il silenzio
a volte
dandoci l'opportunità
di vedere
realmente.

Eroi inascoltati
hanno abbastanza coraggio
per fare incubi di sangue,
troppo pochi. Nessuno.

Il senso civile
della notizia
morto
straziato
dalle
moderne bombe
dell'egoismo più conformista.

E il silenzio, come notte fredda di un deserto,
non lascia speranza
talmente infinito
talmente spietato
da uccidere
ogni-maledetta-opportunità-di-salvezza.

Tra case distrutte
di guerriglia urbana
cadaveri umani
schiacciati su mura rosse
poche gocce d'acqua
e litri di sangue
malattie che bruciano
CARNE
e vestiti STRACCIATI
dall'ego dei grandi
nessuno si rialza
e
ahimè
la fuga, di quei piccoli sudati piedi impauriti, si consuma in una

SILENZIOSA

MORTE.

domenica 11 aprile 2010

E mi chiedo

C'era il sole, ore le nuvole,
sedersi e guardare fuori,
inizia lì il viaggio dei miei occhi:
tra le inferriate di una finestra.

Uno sbalzo d'umore,
mi perdo..oltre il cortile
oltre quel boschetto,
oltre il parchetto,
oltre la strada di Marco e Luca

I miei occhi sono un movimento di camera
una carrellata in avanti, una monorotaia
che attraversa e osserva..

Mi chiedo dove sei,
dove nascondi il tuo sorriso..

Via
dietro un albero e poi l'aperta campagna,
tra strada, autostrade,
quartieri e città,
i miei occhi volano
registrando profumi e coscienze
dolori e sentenze
persone e sequenze
di pavidi cuori.

Mi chiedo dove sei,
e cosa stai facendo,
se sorridi spesso o
ti mordi le labbra
se parli in modo strano
e quando sei buffa
se ami, come me, cantare a squarciagola..

Avrai le palle per dirmi che mi ami?

Mi chiedo dove sei
e se pensi a me
che nella tua vita ancora non ci sono entrato.

Ma poi gli occhi ritornano
l'emozione svanisce pian piano

piano piano

e tu,
bella da morire,
ritorni il mio punto di fuga
irraggiungibile.

giovedì 8 aprile 2010

Ricordo

Cosa ho provato un giorno di primavera.
Consiglio di leggere il testo ascoltando Bibo no Aozora di Ryuichi Sakamoto, linkata qui sotto.


E all'improvviso sono nuvole,
e non posso far altro che guardare giù

dieci anni fa..

e sento che le lacrime vorrebbero scendere,
sono fiumi che restano lì, le tengo strette a me.

Il ricordo mi avvolge, mi travolge
quel mondo non c'è più??

Senza soluzione di continuità la nostalgia
VIVE:

Tra le foto del tuo album
ho perso me stesso in un mondo perduto
che mi fa piangere infinito
e non so che fare,
dire, reagire..

Vedo sguardi d'incanto
e la felicità, scattata, del momento
vedo l'armonia
vedo il calore
vedo il sentimento
vedo l'abbraccio sicuro, la famiglia
vedo il Più Bel Sorriso
ma lo perdo nel vento,
nella coscienza che tra un anno e l'altro

si è spento.

Vedo colori pastello e il calore del camino
vedo la mamma e la sua bambina
vedo l'abbraccio sicuro, la famiglia
vedo il più bel sorriso..
e te, tra infanzia e adolescenza
così serena, piccola, senza timor d'apparenza
tenere pose ed una sincerità di sguardi
al di sopra di tutte le cose.

Ricordo qualcosa di me,
e mi associo a te,
in quei docili sentimenti provati
in quelle scene accorate
nelle passeggiate
nei timidi giochi del tempo
che non è più

qui.


Ricordi

E un mondo che non è più.


E allora ho paura, mi giro, mi rigiro, ti guardo, mi guardo...dove sono i sorrisi, e gli abbracci, e i timidi giochi di quel tempo..
non ci sono più
e ti vedo lì, sola, in un'angolo buio della casa, e-non-so-davvero-che-fare
l'album è chiuso.

L'unica vera realtà è il presente
ed è più dura di ogni ricordo
ma..
che cosa sono
io
se non so difender te.

Innanzi al ricordo la realtà è un freddo viale senza foglie
fa male questa distanza
ma non uccide
ci sfida
soltanto..

Per questo, mi faccio coraggio e PROMETTO
che sarò qui, starò qui, vicino a te e vicino a me
affinchè i nostri futuri possano un giorno diventare un ricordo
senza più farci male.


martedì 16 febbraio 2010

Paura del vuoto dietro

Come se

arrivato a sera

la marea si fosse presa

tutto.

Così sul terreno
sabbia fredda
soltanto
sabbia fredda.

Come se

mancasse il respiro

e il mio corpo in catene

e un'ansia terribile.

Così nel letto
sconvolto e inquieto
soltanto
sconvolto e inquieto.

Urla, urlo, urlo, urlo!
..per favore basta..


Infatti mai più
non sarà mai più
così.
Tranquillo,
non è più così:
è lontana
quella
vuota
spiaggia.

Ma la notte
se guardo
indietro
la vedo la marea
vedo la fredda sabbia
vedo me stesso
razziato e privato
di un anno di vita

e le catene, e l'ansia
ancora per un po'..

poi la mattina:

grazie al cielo
il mare alle spalle
e tanta viva terra davanti.


Segue un video che ho voluto creare per completare il componimento. Il consiglio è quello di guardarlo a schermo intero, rende davvero di più.




Invito al viaggio
è una canzone, anzi una poesia di Franco Battiato.

giovedì 31 dicembre 2009

I colori del mio viaggio

Eccoci qui, dopo 6 mesi.

Davanti al pc, ipirato da un'aria romantica e poetica non posso che tornare a parlare su questa piccolissima porta aperta al mondo.
Siamo giunti alla fine di un altro anno. Cosa abbiamo combinato negli ultimi 12 mesi? Io di fatti capitali non son di certo stato protagonista ma credo di poter trarre un bilancio positivo da questo 2009. E' il percorso, il lento viaggio dell'anti-Ulisse (quello che non vuole sfidare gli dei e non si lancia in imprese disumane), che ha reso dolce i miei giorni, mi ha fatto galleggiare su una foglia sulla superficie di un ruscello, imbarcando acqua ogni tanto senza mai affondare, ha bagnato le mie labbra e acceso i miei sensi, ha ispirato le mie azioni e svelato le mie volontà..e così sono arrivato alla foce, verso un mare di opportunità, di rischi e sorprese. Quest'anno ho imparato di nuovo a vedere i colori, ho scoperto addirittura di che colore sono io, arancio come il sole e verso sera divento blu come lo sfondo di "Parigino".... -Arancio?- direte, ebbene sì, è sempre stato il mio colore. Soltanto me ne ero dimenticato..che bello accorgermene..all'inizio quasi mi veniva da piangere perchè l'avevo scordato per tanto tempo poi però ho pensato al senso del mio viaggio ed ho sorriso..beccatevi sto arancione!
Ho compreso finalmente che il vero fine del viaggio, è il viaggio stesso, i chilometri che ognuno di noi fa, sia esso attraverso il mondo partendo da Torino in vespa per andare in Giappone (www.percitour.com), sia invece un viaggio spirituale all'interno delle strade terremotate che cavalcano la coscienza di un uomo. E sapere che questo percorso non finisce mai mi rende felice, anzi mi commuove, amo viaggiare, semmai possiamo individuarvi delle tappe, dei check point che segnano i nostri progressi, io so di averne passato uno importante quest'anno, e questo mi darà la possibilità di sfidare il mare aperto, senza tuttavia cercare di superare le colonne d'Ercole: "Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo, chi osa di più non lo è". (W. Shakespeare, Macbeth). Il povero Ulisse non lo sapeva (proprio lui che bramava virtute e canoscenza..) ed è finito all'inferno..a rompersi le balle, quando magari poteva starsene ad Itaca in buona compagnia, o portarsi Penelope in giro per le isole grece, anche se viaggiare per il Mediterraneo era un po' come farsi un giro su via Emilia Ovest a Modena..era pieno di troie, quindi sconsigliato per una fuga romantica.
Caro Ulisse, sappi che sto bene, non sarò un fenomeno come te, ho i miei limiti e ignoro tante cose ma la mia sete è comunque grande, e la soddisferò un passo per volta. Salutami i 'furbacchioni' della tua bolgia. Un bacio.
Insomma, dichiaro il 2009 l'anno del viaggio, delle scoperte e delle riscoperte. Un anno più sereno, che mi ha insegnato tanto e reso una persona migliore, almeno un pochino. La forza spirituale che riempie il mio corpo e avvolge le mie mani è dolce e calda,si fa sempre più densa, è un po' arancio e un po' blu (vedi sopra), mi fa ben sperare. Adunque andiamo, oggi è il 2009, domani sarà 2010 e il tour della nostra vita continua, avventure e grandi tempeste ci attendono, tappe uniche (chiavi del nostro futuro), e io stavolta mi sento pronto, sereno e melanconico sempre.

Testo scritto tra le poetiche strofe di Neffa (Sognando Contromano) e le immaginifiche melodie di Enya (Paint the sky with stars).

Buon anno e buon viaggio a tutti!

-Ale-

Vi lascio con Onorico Flow, 1988.

Let me sail, let me sail,
let the orinoco flow,
Let me reach, let me beach
On the shores of Tripoli.
Let me sail, let me sail,
Let me crash upon your shore,
Let me reach, let me beach
Far beyond the Yellow Sea.

From Bissau to Palau - in the shade of Avalon,
From Fiji to Tiree and the Isles of Ebony,
From Peru to Cebu hear the power of Babylon,
From Bali to Cali - far beneath the Coral Sea.

From the North to the South,
Ebudc into Khartoum,
From the deep sea of Clouds
To the island of the moon,
Carry me on the waves
To the lands I've never been,
Carry me on the waves
To the lands I've never seen.

We can sail, we can sail...
We can steer, we can near
With Rob Dickins at the wheel,
We can sigh, say goodbye
Ross and his dependencies
We can sail, we can sail...



lunedì 8 giugno 2009

Stonature

Le tue parole sono stonate.
Eppure vai a tempo, al mio tempo ed è questo quello che conta.
Parlare parlare parlare, come farebbe una coppia ad andare avanti se non avesse niente da dirsi.
A me è bastato sedermi vicino a te, un giorno.

L'uomo sogna di volare dicono i Negrita. A me basta molto meno. Vorrei rimanere con i piedi ben saldi a terra, ancora su quella sedia, o su un muretto di fronte ad un bar, una birra in mano, e un sacco di parole, di risate. Prenderci in giro per i nostri gusti contrastanti ma scoprire che assaporiamo la vita allo stesso modo. Ed ogni parola, ogni sorriso, ogni mezzora volata una conquista. Respirare quell'aria di maggio fino a tardi, fino a sentirsi lontani dal mondo.

A me è bastato sedermi vicino a te, un giorno.
E sono tornato a casa con quel sorrisone che mi criticano sempre quando si presenta al quinto bicchiere di vino bevuto. Allegro, sincero, ebbro.

Tu stoni, continuamente,
io stono più di te, perchè faccio una cazzata dopo l'altra, perchè butto mesi nel cesso a crogiolarmi nella depressione per le peggiori delle persone, perchè mi chiudo in casa quando vorrei stare all'aria ogni sera..ma con la gente giusta. Tu sei giusta, quei matti con cui faccio teatro sto iniziando a pensare che siano giusti, Polac, quando da brillo vince una partita a biliardo con me contro i virtuosisti della stecca, è giusto.

Parole, stupende parole, e nella mia testa un piccolo Axl Rose che mentre ti ascolto soddisfatto inizia a fare dei versi, con la sua voce strizzata, mi beffeggia, "sweeeet love of maiaiaiainn!!!ou ou ou ou sweet child of maiaiaiaiaieuain!", e allora mi metto a ridere, un'altra volta, e sono costretto a raccontarti delle assurdità che mi passano per la testa. Una cosa tirerebbe l'altra, sera dopo sera. Un pub, una cena, un incontro con gli amici, una partita a qualcosa, una nuotata (dove rimango costantemente indietro), una corsa, una nuova città, e scoprire ogni giorno che sei giusta. Imperfetta, stonata e giusta. Tanta autoironia e la voglia di non stare al passo con i tempi ma con sè stessi, con la convinzione che il resto, quello che gli altri vorrebbero che fossi, non sarà mai più bello di quello che sei, se hai vissuto con sincerità.

Tu stoni, anche se alla fine ti conosco poco, e questo post è per te, e per quelle persone come te, che arricchiscono e arricchiranno sempre quelli come me.

Insomma mi sono perso in questa allegra banda di pensieri, e adesso vado a cantare un po' "ou o o ou sweet child of maiaiaiaiaiiiiiiìììììn!!".



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Mirabile

Mirabile emozione tra le pieghe del mio immaginario.


In un'area calda della casa, tra luci soffuse e un'aria vaporosa
Tu.
Sei qui con me intimidita, svestita, provocatrice. Mi passi davanti offrendomi la schiena. Al mutare inconsueto delle pieghe del tuo viso, levi il reggiseno come un velo e vai dentro.
L'acqua non scende ancora, i rumori di sottofondo non infrangono i nostri intangibili sensi, non ti rimane che abbandonare l'ultimo pezzo di seta che hai addosso. Ti batte forte il cuore, ma senti il desiderio irrefrenabile di farlo, è un'estasi il suo calare, in te. Sei nuda ora, nel buio di quell'angolo della casa, priva di difese, e tale assenza è il punto forte del tuo attacco. Non ti guardo, abbasso la testa ma i miei battiti la spingerebbero su, una palpitante lotta con me stesso, che mi consuma, che mi convince, e così è. Davanti a me però solo una sagoma nell'ombra, indistinguibili i punti caldi del tuo corpo. Entro.
Un'acqua calda che confonde il mio respiro comincia a scendere vorticosamente nella doccia. Ormai il desiderio ha superato la ragione, ma la più avida sei tu, che ti giri continuamente svelando ogni piega del tuo essere, ogni tua voglia, ogni tua passione. Sei nuda dentro e velata fuori.
Un minuto di paralisi, infarto continuo, contrazioni...poi, finalmente il buio scompare, ti metto a fuoco e divento fuoco. Le tue linee marcate dal sapone sono piccole lame su di me, i tuoi picchi guardano diritto, chiedono contatto, le tue mani scivolanti sono infiniti baci su uno spazio sinuoso.

Cerco io tuoi occhi..
Mi stanno attraversando, voraci.
Apro, chiudo, apro le mie palpebre
E' un attimo e sei qui
sento le tue mani sul mio petto
morbide, quasi da mordere
scivolano su di me e poi il tuo seno
morbido, quasi da mordere
spinge su di me e poi le tue
labbra..morbide mordere me
il tuo corpo è avido di me
si contorce
mi circonda
mi uccide.

Infiniti secondi passati a respiro sospeso, in questo abbraccio consumante e atroce, hai svelato la tua voce ed io mi sono arreso. Dentro di te.

Pater ex machina: "Alessandro? Devi andare a Parma stamattina?"
Io: "Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
Pater: "Vai a Parma stamattina?" -dal piano di sotto ad alta voce e ripetitività adirante-
Io: "Non ci credo".

Una situazione inattesa, una ragazza inattesa ma ben precisa, un desiderio e la resa. Giuro, non avrò mai più il coraggio di guardarti in faccia.
Eppure il pensiero continua ad assuefarmi.

(A questo testo mi è piaciuto associare una canzone a cui sono particolarmente affezionato, "Blu" di Zucchero).

lunedì 6 aprile 2009

Poesia cadente

Perdersi..parola profonda
talmente profonda
da non risalire

più.

giovedì 12 febbraio 2009

Bugie e sincerità

E ti chiedi che cosa ha in testa la gente. Prima ti dicono una cosa, poi ne fanno un'altra, nel mio ultimo caso non fanno proprio niente, il che può equivalere anche ad un 'vai a farti benedire Ale'. Tu, pulcino implume, che cerchi sempre di vedere il buono nelle persone, perchè credi che le persone nascano, in fondo, buone e sincere attendi. E speri. Sì perchè, le prime volte sei tranquillo, ti fidi delle persone, poi un po' alla volta ti trovi costretto a Sperare che siano davvero belle persone. Beh..ho sperato anche stavolta, invano. Ne parlavo l'altra sera con il mio aittante coinquilino:" Oh, Ale..fiiga io non sto proprio capendo che cavolo ha in testa la gente in questi giorni, stanno impazzendo!". Tralasciando l'analisi, molto 'a senso comune' e molto immediata di questo caro ragazzo, il punto rimane lo stesso. Ci siamo persi. Abbiamo perso il gusto della vita, e forse davvero dovremmo tornare dei poveracci per poter imparare di nuovo, nella miseria, a capire come si sta insieme.
Quante cavolate sento dire dalla gente ogni giorno, quante scuse, quante bugie. Mi viene in mente il commento di oggi di Vittorio Zucconi su Repubblica.it quando parla del motivo per cui il padre se ne è andato da Mediaset e da Berlusconi e ricorda la risposta:"perchè l' è un busierd!" (perchè è un bugiardo). Il mondo, oggi, è pieno di tanti piccoli bugiardi, ed è per questo che sta andando tutto allo sfacelo. E la gente se ne va.
Questa è la vita oggi, a quanto pare. O forse solo una minuscola parte. Perchè stamattina, in biblioteca, mentre navigavo con una tastiera le cui lettere non si vedono più, ho visto anche qualcosa di bello, anzi l'ho spiato.
Era una ragazza. Davanti a lei, un paio di libri, un evidenziatore, una bottiglia mezza vuota e una dispensa. Non ha mai alzato la testa dalla carta, a parte il momento in cui si è girata verso la finestra a guardare i rami che si muovono, forse il classico uccellino. Ha sorriso, appoggiando la guancia al palmo della mano, senza mai distogliere lo sguardo da quel ramo. Non stava pensando a qualcos'altro, i suoi occhi erano attenti ai dettagli della natura. Ho sorriso anch'io, che a mia volta osservavo i dettagli della natura che il suo atteggiamento svelava. Eccola, quella sincerità che cercavo, ed è bastata a farmi passare la rabbia per quello che è successo.
Ecco allora che calza a pennello quella stupenda conclusione fuori campo del protagonista che chiude American Beaty:" Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppo. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare.. e poi mi ricordo di rilassarmi e smetto di cercare di tenermela stretta, e dopo scorre attraverso me come pioggia e io non posso trovare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida piccola vita".

venerdì 16 gennaio 2009

La notte più chiara

Luglio, il 25.
E' una notte stellata.
Era stata la solita giornata funesta, col fiato sul collo come accadeva ormai da venti lughi anni:
scrivere parole senza senso, senza ideali, discorsi sotto vuoto.
Guido era lì, con quella tessera infame, ma unica chiave per coltivare una passione.

Che cos'è però una passione se irregimentata dagli altri,
che cos'è una cronaca se te la detta qualcun'altro,
che cosa sei tu se lavori su un mezzo di libertà a cui la libertà è stata tolta. Niente.
Forse per il resto della tua vita sentirai solo una profonda colpa:
aver preferito una passione svuotata del suo succo al seguire un'ideale al costo della vita o della prigione. Informazione indipendente, qualcuna la chiama così, un puro disinteressato servizio al lettore, ma qui nessuno l'ha mai vista.

Guido anche quella notte pensava a quelle cose in attesa delle ultime dall'agenzia.
Poi quell'annuncio:" Il re ha accettato le dimissioni del primo ministro e segretario di stato...".
"E' caduto..è caduto!" ripeteva a voce bassa e sorriso incredulo Paolo, quello della nera, la poca che circolava. Guido si guardò attorno e vide sguardi perplessi, persi in chissà quali pensieri, e poi..e poi tutti si svegliarono e iniziarono a sollevarsi da terra come in assenza di gravità, svuotati di un peso che li aveva piegati per anni. Pochi gli sguardi rimasti bassi, quelli volontariamente allineati a quel peso. Furono i 10 minuti più strani della sua vita, Guido era colto da afasia, l'unica reazione fu quella di stringere forte le estremità della sedia su cui sedeva. Poi la sensazione di stare per piangere, e l'istantanea volontà di trattenere l'emozione ed irrigidire il volto per non far uscire alcuna lacrima.
Era successo. Sì, diavolo, era successo. Entrò il capo, che di non schierati ne aveva salvati tanti, e disse:" Signori, ci aspetta una lunga notte, iniziamo a darci da fare". Iniziò una notte frenetica, Guido sentiva che la città era sveglia mentre in redazione si lavorava con entusiasmo.
La guerra, sì, quella continuava, ma da quel giorno tutto sarebbe comunque cambiato, quegli uomini, che ormai avevano quasi perso il contatto col mestiere, con la loro passione, ora potevano tornare a credere in qualcosa, senza troppi idealismi, ma con tanta volontà nell'aquistare "un ritrovato amore alla nostra libera fatica".
Guido quella notte, dopo la chiusura, si fermò a guardare le stelle e pianse lacrime di felicità, per una libertà che era tornata improvvisa e che lui ed i suoi compagni avrebbe dovuto utilizzare per donarla a tutti gli altri..come prometeo col fuoco. Il supereroe non è colui che vola e salva la gente con la sua forza inarrestabile ma colui che combatte con le sue limitate forze, sostenendo le pressioni giorno per giorno, consepovevole che a questa sua resistenza, questa sua volontà, rara oggi come ieri, corrisponde una grande responsabilità che egli si assume verso gli altri.
Ne era cosciente, Guido, di quello che poteva fare e che doveva fare, ora che le catene erano sciolte. Ora gli spari, gli incendi, le minacce non lo intimorivano più. "Mi sparino pure" disse tra sè e sè il giovane redattore "potrei anche morire ma il sapore di vita che provo ora, e che proverò nei prossimi giorni nello scrivere la verità non me lo toglierà mai più nessuno".

Una notte d'estate del 1943.

Ora le parole alla storia:

"A me piace il prossimo che discute: mi sembra acqua che scorra. Il limaccio che trascina alla sorgente si deposita via via nel fondo, finchè l'acqua è chiara. Abolire la discussione è come lasciare il liquido immobile in un bicchiere: marcisce e avvelena chi lo beve. Quanto liquido marcio ha bevuto in vent'anni l'Italia? Se non è morta, è un miracolo".
(Dall'altra sera alle undici, quello che dice la gente, Corriere della Sera, 27/07/1943).

domenica 7 dicembre 2008

Nessuno

E' un'attesa continua e vibrante
giorno dopo giorno e treno dopo treno,
una stanza vuota da riempire in un altra città
pagine su pagine su cui metter la testa
notti insonni e i soliti pugni contro al muro
lunghe passeggiate per risparmiare il biglietto
le cronache allo stadio per inseguire un sogno
le innumerevoli uscite con le persone sbagliate
ma..Nessuno? nessuno che apra questa porta?
Odio i miei silenzi, il muro odia le mie parole
voglio camminare con qualcuno e condividere un paesaggio
respirare sorrisi sinceri e quell'odore della notte
che è il sintomo di chi è felice

carezze infantili e vetri appannati
docili respiri, la sensazione di calore
gli sguardi penetranti e l'empatia in un secondo
folli corse e la mano sulla spalla, sempre.

Sorrisi..

Il pianoforte da quel giorno suona 'Struggle for pleasure' a ripetizione
parole infime e voci ipocrite sono il sottofondo quotidiano

mi tappo le orecchie e..
ed è un'attesa continua e vibrante
giorno dopo giorno e treno dopo treno..


Dopo le bombe ho atteso..
Ma nessuno che apra quella porta..



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giovedì 11 settembre 2008

Morte cosmica dell'anima

Fredda, meccanica, statica,

esule senza conforto,

inutile e razionalizzabile,
cinica poco, gelida troppo,
piena d'inerzia, vuota di pato,
insensibile ormai,
senza attesa e giunta alla resa

..la sua vita..


perdere la paura,
svuotare di tutto il senso,
e poi la sera guardare il riflesso:
sul vetro c'è un morto..
la testa si abbassa, il sorriso si piega,
il nulla attorno rende cieco il viandante.

"Questa malattia" ha detto il dottore, "uccide l'anima".




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