venerdì 6 agosto 2010

Ales ti presento Ally

Oggi è un gran giorno. Proprio in corrispondenza e coerentemente con il mio ultimo post, "Plurale", voglio rendervi partecipi di un mio piccolo sogno nel cassetto che si avvera: da oggi Parigino parlerà doppio, con due labbra diverse. Il melanconico Ales non è più solo, all'avventura della PAROLA si unisce un nuovo autore, anzi autrice.

Cari lettori, vi presento Ally (si pronuncia all'inglese).

Che vi posso dire di lei...mmm..vediamo. Abbiamo molto in comune, abbiamo tanto da dire e tanto desideriamo conoscere, siamo affamati..
Lei non è comune, per niente, a volte spara un sacco di cazzate, la ammiro per il modo in cui le spara. Lei è riflessiva, fa maturare le idee dentro di sè, e poi fioriscono fuori di lei attraverso le parole più adatte, lei è una bomba, che ogni volta è pronta ad esplodere, a crivellare a colpi di verità lo squallido muro dietro al quale la debolezza della gente si nasconde. Lei è un vortice di sentimenti, che le escono così..liberi, senza troppe formalità, ma veri a tal punto da sentirne il pulsare.
Detta così sembra un supereroe, per me un pochino lo è, altrimenti non le avrei mai dato le chiavi di Parigino...
Mi piace molto l'idea di vedere uno stile poetico diverso dal mio in azione... spero piaccia anche a voi..

Un grosso in bocca al lupo alla nostra giovane scrittrice!

-Ales-

domenica 1 agosto 2010

La vita è plurale

Plurale, sono sempre più innamorato di questa parola. Penso, ogni tanto, a quello che c'è fuori da me, fuori dal corpo che mi è stato dato. Siamo nati egoisti, ci è stata data una testa, un sesso ed un corpo proprio, siamo naturalmente indotti a pensare a noi stessi. Poi pian piano la nostra socialità ci spinge all'apertura, corpo e mente attratti da un ciclo di sensi e idee. Poi ancora, il cerchio si apre al nostro paese, al nostro lavoro, al nostro studio e così via... Quando lo spazio si amplia il circuito si complica, il contatto con l'Altro si fa mediato, studiato, deviato, diventa indiretto. Parliamo di quello che parlano gli altri, guardiamo quello che guardano gli altri, abbiamo un televisore e ce lo facciamo bastare, e poi.... LE COLONNE D'ERCOLE. Noi, la famiglia, gli amici, il lavoro, i mezzi di comunicazione di massa e poi il confine italiano, allargato dal racconto standardizzato e mediato che la tv ci impone del resto. Sono questi i confini del nostro egoismo. E, alla fine, del resto non ce ne frega un cazzo. Questo siamo noi, un mosaico a cerchi concentrici e rigidi limiti oltre i quali....il Nulla. SINGOLARE.

Poi una mattina ti svegli e ti alzi dall'altra parte del letto. Naturalmente da quella parte non c'è niente di preparato, ti viene tutto scomodo..ma soprattutto..dove cazzo sono i pantaloni? E' questo il momento chiave, se riesci a resistere a questa piccola differenza, a non cercare subito la solita parte del letto e a fare quel piccolo sforzo per procedere dal lato opposto, quelle colonne d'Ercole non saranno più un limite ma una porta verso l'altro e l'altrove, verso tutto quello che dentro di te non è mai potuto entrare per via di uno standard, di un pregiudizio o dell'ignoranza (in senso buono naturalmente). DISTRARTI DA TE STESSO. L'alieno, il diverso, il lontano fa paura. Hai mai provato a leggere un libro di un autore che non sia italiano, inglese, francese o americano? Hai mai provato a scrivere su google Nepal? Hai mai visto un film di guerra raccontato dagli "antagonisti"? Non è necessario farne una questione politica, non è necessario condurre una polemica: QUI, in questo momento, si sta parlando di te e della forma che assumi entrando in contatto con l'altro. E' come se quei cerchi concentrici improvvisamente diventassero infinite rette che si intersecano fra loro, in punti diversi.
E ti accorgi all'improvviso di esserti innamorato/a di quello che prima era fuori da te. Ora è dentro ed apre autostrate che attraversano il tuo cuore, facendolo esplodere in mille frammenti di amore, di piccole grandi scoperte che una dopo l'altra ti conducono a nuovi, ineffabili scenari. Scopri forme di desiderio che prima neanche potevi ipotizzare. Viaggi nel diverso: le parole dei libri, le immagini dei video, i toni di uno strumento musicale come fulmini a ciel sereno sono nuovi. E da una parola, un titolo, una persona, un suono nasce un desiderio, un'intenzione, una ricerca, una scoperta e poi un viaggio: incontri con miriadi su miriadi di cose sconosciute. Ognuna di esse ti porta su una strada mai percorsa, tra persone mai toccate ed ambienti mai conosciuti o sognati. Il diverso è nuovo. E nel nuovo è nascosto un immenso contenitore di sogni, follie e passioni che scopri ora e saranno presto emozioni. Così una mattina apri gli occhi e sei tu stesso diverso, il tuo io si è espanso, si è intrecciato con l'altro, lo scambio, tutto umano, scorre senza soluzione di continuità. Sei cambiato, il tuo modo di vivere è cambiato, ami di più ed odi di meno, ed i tuoi occhi sono talmente aperti che trovi ovunque ispirazione per un nuovo contatto, una nuova emozione, un nuovo viaggio nella realtà che ti gonfia il cuore a tal punto che desideri soltanto esplodere e fonderti in ogni tuo frammento con il resto del mondo. L'egoismo muore. PLURALE.

Per la seconda volta in questi 3 anni e mezzo di blog voglio citare il monologo finale del film American beauty (Sam Mendes), un capolavoro di pellicola che tanto ha a che vedere con quell'alzarsi dall'altra parte del letto di cui vi ho appena parlato: "....potrei essere piuttosto incazzato per quello che è successo ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppo: il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare.... e poi mi ricordo di rilassarmi.. e smetto di cercare di tenermela stretta.. e dopo scorre attraverso me come pioggia ed io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi, un giorno l'avrete".


giovedì 8 luglio 2010

Silenzio omicida


Clicca play e leggi
qui sotto


Tra
il
fruscio di foglie
tagliuzzate
tra
il
crepitio di vetri
frantumati

frantumati.

PICCOLI piedi
nudi, sudati, impauriti
corrono
disperati
verso..

chi lo sa dove.

Morte.

La vedi la morte?
dietro a quel
cazzo di televisore?

I muscoli del mio
volto,
irrigiditi,
trattengono un pianto.

Sabbia, foglie, vetri
che Non fanno rumore
versi, urla, lacrime
che Non fanno rumore
richieste d'aiuto
tornano indietro
come vento
indifferente.

Le parole, che abbiamo imparato,
sono sporche
di sangue.
Buttate lì,
su quel che passa
su quel che va
lontane dalle verità
le realtà
che uccidono
il mondo.

Braccia che neanche pezzi di legno
direzioni che non si possono neanche ipotizzare
facce che non chiedono altro se non di morire domani
sotto
il
sole
del primo mattino

E noi. Tra le lamentele. Parlare di un solo uomo
dimenticando che il mondo ne ha 6
miliardi.

La forza
delle PAROLE
e
l'ignoranza
delle
persone

io per primo.

Davanti a noi c'è un solo
grande occhio
che si apre
si chiude
a senso comune.
Qualcuno fora il silenzio
a volte
dandoci l'opportunità
di vedere
realmente.

Eroi inascoltati
hanno abbastanza coraggio
per fare incubi di sangue,
troppo pochi. Nessuno.

Il senso civile
della notizia
morto
straziato
dalle
moderne bombe
dell'egoismo più conformista.

E il silenzio, come notte fredda di un deserto,
non lascia speranza
talmente infinito
talmente spietato
da uccidere
ogni-maledetta-opportunità-di-salvezza.

Tra case distrutte
di guerriglia urbana
cadaveri umani
schiacciati su mura rosse
poche gocce d'acqua
e litri di sangue
malattie che bruciano
CARNE
e vestiti STRACCIATI
dall'ego dei grandi
nessuno si rialza
e
ahimè
la fuga, di quei piccoli sudati piedi impauriti, si consuma in una

SILENZIOSA

MORTE.

domenica 11 aprile 2010

E mi chiedo

C'era il sole, ore le nuvole,
sedersi e guardare fuori,
inizia lì il viaggio dei miei occhi:
tra le inferriate di una finestra.

Uno sbalzo d'umore,
mi perdo..oltre il cortile
oltre quel boschetto,
oltre il parchetto,
oltre la strada di Marco e Luca

I miei occhi sono un movimento di camera
una carrellata in avanti, una monorotaia
che attraversa e osserva..

Mi chiedo dove sei,
dove nascondi il tuo sorriso..

Via
dietro un albero e poi l'aperta campagna,
tra strada, autostrade,
quartieri e città,
i miei occhi volano
registrando profumi e coscienze
dolori e sentenze
persone e sequenze
di pavidi cuori.

Mi chiedo dove sei,
e cosa stai facendo,
se sorridi spesso o
ti mordi le labbra
se parli in modo strano
e quando sei buffa
se ami, come me, cantare a squarciagola..

Avrai le palle per dirmi che mi ami?

Mi chiedo dove sei
e se pensi a me
che nella tua vita ancora non ci sono entrato.

Ma poi gli occhi ritornano
l'emozione svanisce pian piano

piano piano

e tu,
bella da morire,
ritorni il mio punto di fuga
irraggiungibile.

giovedì 8 aprile 2010

Ricordo

Cosa ho provato un giorno di primavera.
Consiglio di leggere il testo ascoltando Bibo no Aozora di Ryuichi Sakamoto, linkata qui sotto.


E all'improvviso sono nuvole,
e non posso far altro che guardare giù

dieci anni fa..

e sento che le lacrime vorrebbero scendere,
sono fiumi che restano lì, le tengo strette a me.

Il ricordo mi avvolge, mi travolge
quel mondo non c'è più??

Senza soluzione di continuità la nostalgia
VIVE:

Tra le foto del tuo album
ho perso me stesso in un mondo perduto
che mi fa piangere infinito
e non so che fare,
dire, reagire..

Vedo sguardi d'incanto
e la felicità, scattata, del momento
vedo l'armonia
vedo il calore
vedo il sentimento
vedo l'abbraccio sicuro, la famiglia
vedo il Più Bel Sorriso
ma lo perdo nel vento,
nella coscienza che tra un anno e l'altro

si è spento.

Vedo colori pastello e il calore del camino
vedo la mamma e la sua bambina
vedo l'abbraccio sicuro, la famiglia
vedo il più bel sorriso..
e te, tra infanzia e adolescenza
così serena, piccola, senza timor d'apparenza
tenere pose ed una sincerità di sguardi
al di sopra di tutte le cose.

Ricordo qualcosa di me,
e mi associo a te,
in quei docili sentimenti provati
in quelle scene accorate
nelle passeggiate
nei timidi giochi del tempo
che non è più

qui.


Ricordi

E un mondo che non è più.


E allora ho paura, mi giro, mi rigiro, ti guardo, mi guardo...dove sono i sorrisi, e gli abbracci, e i timidi giochi di quel tempo..
non ci sono più
e ti vedo lì, sola, in un'angolo buio della casa, e-non-so-davvero-che-fare
l'album è chiuso.

L'unica vera realtà è il presente
ed è più dura di ogni ricordo
ma..
che cosa sono
io
se non so difender te.

Innanzi al ricordo la realtà è un freddo viale senza foglie
fa male questa distanza
ma non uccide
ci sfida
soltanto..

Per questo, mi faccio coraggio e PROMETTO
che sarò qui, starò qui, vicino a te e vicino a me
affinchè i nostri futuri possano un giorno diventare un ricordo
senza più farci male.


martedì 16 febbraio 2010

Paura del vuoto dietro

Come se

arrivato a sera

la marea si fosse presa

tutto.

Così sul terreno
sabbia fredda
soltanto
sabbia fredda.

Come se

mancasse il respiro

e il mio corpo in catene

e un'ansia terribile.

Così nel letto
sconvolto e inquieto
soltanto
sconvolto e inquieto.

Urla, urlo, urlo, urlo!
..per favore basta..


Infatti mai più
non sarà mai più
così.
Tranquillo,
non è più così:
è lontana
quella
vuota
spiaggia.

Ma la notte
se guardo
indietro
la vedo la marea
vedo la fredda sabbia
vedo me stesso
razziato e privato
di un anno di vita

e le catene, e l'ansia
ancora per un po'..

poi la mattina:

grazie al cielo
il mare alle spalle
e tanta viva terra davanti.


Segue un video che ho voluto creare per completare il componimento. Il consiglio è quello di guardarlo a schermo intero, rende davvero di più.




Invito al viaggio
è una canzone, anzi una poesia di Franco Battiato.

giovedì 31 dicembre 2009

I colori del mio viaggio

Eccoci qui, dopo 6 mesi.

Davanti al pc, ipirato da un'aria romantica e poetica non posso che tornare a parlare su questa piccolissima porta aperta al mondo.
Siamo giunti alla fine di un altro anno. Cosa abbiamo combinato negli ultimi 12 mesi? Io di fatti capitali non son di certo stato protagonista ma credo di poter trarre un bilancio positivo da questo 2009. E' il percorso, il lento viaggio dell'anti-Ulisse (quello che non vuole sfidare gli dei e non si lancia in imprese disumane), che ha reso dolce i miei giorni, mi ha fatto galleggiare su una foglia sulla superficie di un ruscello, imbarcando acqua ogni tanto senza mai affondare, ha bagnato le mie labbra e acceso i miei sensi, ha ispirato le mie azioni e svelato le mie volontà..e così sono arrivato alla foce, verso un mare di opportunità, di rischi e sorprese. Quest'anno ho imparato di nuovo a vedere i colori, ho scoperto addirittura di che colore sono io, arancio come il sole e verso sera divento blu come lo sfondo di "Parigino".... -Arancio?- direte, ebbene sì, è sempre stato il mio colore. Soltanto me ne ero dimenticato..che bello accorgermene..all'inizio quasi mi veniva da piangere perchè l'avevo scordato per tanto tempo poi però ho pensato al senso del mio viaggio ed ho sorriso..beccatevi sto arancione!
Ho compreso finalmente che il vero fine del viaggio, è il viaggio stesso, i chilometri che ognuno di noi fa, sia esso attraverso il mondo partendo da Torino in vespa per andare in Giappone (www.percitour.com), sia invece un viaggio spirituale all'interno delle strade terremotate che cavalcano la coscienza di un uomo. E sapere che questo percorso non finisce mai mi rende felice, anzi mi commuove, amo viaggiare, semmai possiamo individuarvi delle tappe, dei check point che segnano i nostri progressi, io so di averne passato uno importante quest'anno, e questo mi darà la possibilità di sfidare il mare aperto, senza tuttavia cercare di superare le colonne d'Ercole: "Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo, chi osa di più non lo è". (W. Shakespeare, Macbeth). Il povero Ulisse non lo sapeva (proprio lui che bramava virtute e canoscenza..) ed è finito all'inferno..a rompersi le balle, quando magari poteva starsene ad Itaca in buona compagnia, o portarsi Penelope in giro per le isole grece, anche se viaggiare per il Mediterraneo era un po' come farsi un giro su via Emilia Ovest a Modena..era pieno di troie, quindi sconsigliato per una fuga romantica.
Caro Ulisse, sappi che sto bene, non sarò un fenomeno come te, ho i miei limiti e ignoro tante cose ma la mia sete è comunque grande, e la soddisferò un passo per volta. Salutami i 'furbacchioni' della tua bolgia. Un bacio.
Insomma, dichiaro il 2009 l'anno del viaggio, delle scoperte e delle riscoperte. Un anno più sereno, che mi ha insegnato tanto e reso una persona migliore, almeno un pochino. La forza spirituale che riempie il mio corpo e avvolge le mie mani è dolce e calda,si fa sempre più densa, è un po' arancio e un po' blu (vedi sopra), mi fa ben sperare. Adunque andiamo, oggi è il 2009, domani sarà 2010 e il tour della nostra vita continua, avventure e grandi tempeste ci attendono, tappe uniche (chiavi del nostro futuro), e io stavolta mi sento pronto, sereno e melanconico sempre.

Testo scritto tra le poetiche strofe di Neffa (Sognando Contromano) e le immaginifiche melodie di Enya (Paint the sky with stars).

Buon anno e buon viaggio a tutti!

-Ale-

Vi lascio con Onorico Flow, 1988.

Let me sail, let me sail,
let the orinoco flow,
Let me reach, let me beach
On the shores of Tripoli.
Let me sail, let me sail,
Let me crash upon your shore,
Let me reach, let me beach
Far beyond the Yellow Sea.

From Bissau to Palau - in the shade of Avalon,
From Fiji to Tiree and the Isles of Ebony,
From Peru to Cebu hear the power of Babylon,
From Bali to Cali - far beneath the Coral Sea.

From the North to the South,
Ebudc into Khartoum,
From the deep sea of Clouds
To the island of the moon,
Carry me on the waves
To the lands I've never been,
Carry me on the waves
To the lands I've never seen.

We can sail, we can sail...
We can steer, we can near
With Rob Dickins at the wheel,
We can sigh, say goodbye
Ross and his dependencies
We can sail, we can sail...



lunedì 8 giugno 2009

Stonature

Le tue parole sono stonate.
Eppure vai a tempo, al mio tempo ed è questo quello che conta.
Parlare parlare parlare, come farebbe una coppia ad andare avanti se non avesse niente da dirsi.
A me è bastato sedermi vicino a te, un giorno.

L'uomo sogna di volare dicono i Negrita. A me basta molto meno. Vorrei rimanere con i piedi ben saldi a terra, ancora su quella sedia, o su un muretto di fronte ad un bar, una birra in mano, e un sacco di parole, di risate. Prenderci in giro per i nostri gusti contrastanti ma scoprire che assaporiamo la vita allo stesso modo. Ed ogni parola, ogni sorriso, ogni mezzora volata una conquista. Respirare quell'aria di maggio fino a tardi, fino a sentirsi lontani dal mondo.

A me è bastato sedermi vicino a te, un giorno.
E sono tornato a casa con quel sorrisone che mi criticano sempre quando si presenta al quinto bicchiere di vino bevuto. Allegro, sincero, ebbro.

Tu stoni, continuamente,
io stono più di te, perchè faccio una cazzata dopo l'altra, perchè butto mesi nel cesso a crogiolarmi nella depressione per le peggiori delle persone, perchè mi chiudo in casa quando vorrei stare all'aria ogni sera..ma con la gente giusta. Tu sei giusta, quei matti con cui faccio teatro sto iniziando a pensare che siano giusti, Polac, quando da brillo vince una partita a biliardo con me contro i virtuosisti della stecca, è giusto.

Parole, stupende parole, e nella mia testa un piccolo Axl Rose che mentre ti ascolto soddisfatto inizia a fare dei versi, con la sua voce strizzata, mi beffeggia, "sweeeet love of maiaiaiainn!!!ou ou ou ou sweet child of maiaiaiaiaieuain!", e allora mi metto a ridere, un'altra volta, e sono costretto a raccontarti delle assurdità che mi passano per la testa. Una cosa tirerebbe l'altra, sera dopo sera. Un pub, una cena, un incontro con gli amici, una partita a qualcosa, una nuotata (dove rimango costantemente indietro), una corsa, una nuova città, e scoprire ogni giorno che sei giusta. Imperfetta, stonata e giusta. Tanta autoironia e la voglia di non stare al passo con i tempi ma con sè stessi, con la convinzione che il resto, quello che gli altri vorrebbero che fossi, non sarà mai più bello di quello che sei, se hai vissuto con sincerità.

Tu stoni, anche se alla fine ti conosco poco, e questo post è per te, e per quelle persone come te, che arricchiscono e arricchiranno sempre quelli come me.

Insomma mi sono perso in questa allegra banda di pensieri, e adesso vado a cantare un po' "ou o o ou sweet child of maiaiaiaiaiiiiiiìììììn!!".



Image by www.irocknroll.com

Mirabile

Mirabile emozione tra le pieghe del mio immaginario.


In un'area calda della casa, tra luci soffuse e un'aria vaporosa
Tu.
Sei qui con me intimidita, svestita, provocatrice. Mi passi davanti offrendomi la schiena. Al mutare inconsueto delle pieghe del tuo viso, levi il reggiseno come un velo e vai dentro.
L'acqua non scende ancora, i rumori di sottofondo non infrangono i nostri intangibili sensi, non ti rimane che abbandonare l'ultimo pezzo di seta che hai addosso. Ti batte forte il cuore, ma senti il desiderio irrefrenabile di farlo, è un'estasi il suo calare, in te. Sei nuda ora, nel buio di quell'angolo della casa, priva di difese, e tale assenza è il punto forte del tuo attacco. Non ti guardo, abbasso la testa ma i miei battiti la spingerebbero su, una palpitante lotta con me stesso, che mi consuma, che mi convince, e così è. Davanti a me però solo una sagoma nell'ombra, indistinguibili i punti caldi del tuo corpo. Entro.
Un'acqua calda che confonde il mio respiro comincia a scendere vorticosamente nella doccia. Ormai il desiderio ha superato la ragione, ma la più avida sei tu, che ti giri continuamente svelando ogni piega del tuo essere, ogni tua voglia, ogni tua passione. Sei nuda dentro e velata fuori.
Un minuto di paralisi, infarto continuo, contrazioni...poi, finalmente il buio scompare, ti metto a fuoco e divento fuoco. Le tue linee marcate dal sapone sono piccole lame su di me, i tuoi picchi guardano diritto, chiedono contatto, le tue mani scivolanti sono infiniti baci su uno spazio sinuoso.

Cerco io tuoi occhi..
Mi stanno attraversando, voraci.
Apro, chiudo, apro le mie palpebre
E' un attimo e sei qui
sento le tue mani sul mio petto
morbide, quasi da mordere
scivolano su di me e poi il tuo seno
morbido, quasi da mordere
spinge su di me e poi le tue
labbra..morbide mordere me
il tuo corpo è avido di me
si contorce
mi circonda
mi uccide.

Infiniti secondi passati a respiro sospeso, in questo abbraccio consumante e atroce, hai svelato la tua voce ed io mi sono arreso. Dentro di te.

Pater ex machina: "Alessandro? Devi andare a Parma stamattina?"
Io: "Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
Pater: "Vai a Parma stamattina?" -dal piano di sotto ad alta voce e ripetitività adirante-
Io: "Non ci credo".

Una situazione inattesa, una ragazza inattesa ma ben precisa, un desiderio e la resa. Giuro, non avrò mai più il coraggio di guardarti in faccia.
Eppure il pensiero continua ad assuefarmi.

(A questo testo mi è piaciuto associare una canzone a cui sono particolarmente affezionato, "Blu" di Zucchero).